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Regolamento in materia di organizzazione e didattica

Art. 1
Attività didattiche

1. L'attività didattica della Scuola consiste in appositi moduli orari dedicati all'approfondimento teorico e giurisprudenziale nonché ad attività pratiche. Sono previste, in particolare:

  1. lezioni di approfondimento dei principali temi e istituti delle discipline, svolte con una stretta integrazione tra l'illustrazione teorica delle problematiche interpretative e la loro verifica pratica, attraverso il puntuale riscontro dell'analisi di materiale giurisprudenziale;
  2. lezioni ed esercitazioni dedicate all'analisi di fattispecie concrete, condotte con metodo interdisciplinare e impostazione professionale, mirate all'individuazione complessiva di tutti i principali profili rilevanti (sostanziali, processuali, civili, penali, tributari e amministrativi) e delle loro interconnessioni;
  3. incontri dedicati alla simulazione di processi o alla trattazione di casi concreti sulla base delle diverse parti e posizioni processuali, con previa programmazione e partecipazione attiva degli allievi;
  4. prove scritte consistenti in elaborati conformi a quelli previsti per gli esami e i concorsi per l'accesso alle professioni legali e, comunque, dirette a sviluppare e a verificare le capacità di argomentazione giuridica.

2. Le prove scritte sono in numero non inferiore a venti per ogni anno di corso, con equilibrata ripartizione fra le varie aree disciplinari. L'esito delle prove scritte è discusso in aula, alla presenza di uno o più docenti, i quali avranno cura di fornire indicazioni metodologiche anche ai fini della preparazione dell'allievo alle prove di esame e di concorso.
3. Non meno di tre prove scritte, svolte a conclusione di ogni anno di corso, sono ritenute utili ai fini della formulazione del giudizio finale sull'allievo.
4. L'attività didattica è integrata da tirocini svolti anche presso uffici giudiziari, organi di giustizia amministrativa e contabile, uffici dell'Avvocatura dello Stato e di altri enti pubblici nonché presso studi professionali, al termine dei quali lo specializzando deve redigere una sintetica relazione che, controfirmata dal titolare dell'ufficio, dell'organo o dello studio professionale, è tenuta presente ai fini della valutazione finale.
5. La frequenza alle attività didattiche della Scuola è obbligatoria.

Art. 2
Programmazione e calendario didattici

1. Entro il mese di giugno di ciascun anno accademico, il Consiglio direttivo della Scuola provvede, in riferimento al successivo anno accademico, alla definizione della programmazione didattica e del calendario provvisorio delle attività didattiche.
2. Di regola, le lezioni della Scuola si svolgono a partire dal mese di ottobre, per il secondo anno di corso, e a partire dal mese di novembre, per il primo anno di corso; i corsi di lezione hanno termine inderogabilmente entro il 10 giugno dell’anno successivo.

Art. 3
Personale docente e coordinatori di disciplina

1. L'attività didattica della Scuola è svolta, in conformità con quanto stabilito dal Decreto Ministeriale 21 dicembre 1999, n. 537, da docenti universitari, da magistrati ordinari, amministrativi e contabili, da avvocati e da notai.
2. Gli incarichi e i contratti di insegnamento sono conferiti annualmente su proposta del Consiglio direttivo della Scuola. Nell'ambito della medesima disciplina può procedersi alla ripartizione del corso in più moduli didattici con la nomina di altrettanti docenti.
3. Per ciascuna disciplina prevista dall’ordinamento didattico della scuola viene nominato dal Consiglio direttivo, tra i docenti che dichiarino la propria disponibilità, un coordinatore di tutte le attività del corso.
4. Per le discipline che vengono insegnate sia al primo che al secondo anno, il coordinamento dei corsi avviene con riguardo sia all'oggetto che alla metodologia didattica, privilegiando, nel secondo anno, il metodo interattivo mediante l'analisi di fattispecie concrete e l'esercizio delle capacità argomentative degli allievi.
5. Il servizio di tutorato è svolto dai docenti della Scuola, da ricercatori, assistenti, titolari di assegno di ricerca, dottori di ricerca, dottorandi di ricerca, magistrati, avvocati e notai. La nomina degli incaricati del servizio di tutorato è effettuata dal Consiglio direttivo della Scuola.

Art. 4
Coordinatore delle attività didattiche

1. Il Consiglio direttivo nomina un coordinatore delle attività didattiche, individuato anche tra personale non di ruolo di Atenei, dotato di particolari competenze ed esperienze professionali.
2. Oltre quanto previsto dallo Statuto, il Coordinatore delle attività didattiche:

  1. coadiuva il Direttore della Scuola nella formazione del calendario delle attività didattiche e costituisce punto di riferimento dei Coordinatori di corso, dei Docenti, degli studenti e dei tutors in ordine alle problematiche organizzative e didattiche della Scuola;
  2. segnala tempestivamente al Direttore della Scuola l’esistenza di iniziative culturali da inserire nella programmazione didattica;
  3. avanza proposte in ordine allo svolgimento delle attività didattiche e alla promozione e all’organizzazione di iniziative orientate alla formazione degli studenti

e al raggiungimento degli obbiettivi indicati nell’art. 7, comma 6, del decreto 21 dicembre 1999, n. 537.

Art. 5
Collegio dei docenti

1. Il Collegio dei docenti è composto da tutti i titolari di incarichi didattici.
2. Il Collegio dei docenti ha funzioni consultive e di proposta su tutte le attività della Scuola e deve essere sentito, all'inizio di ogni anno accademico, sull'articolazione dei corsi e sul calendario didattico.
3. Alle riunioni del Collegio dei docenti possono partecipare tre allievi eletti annualmente dagli iscritti alla Scuola.

Art. 6
Svolgimento delle sedute del Consiglio direttivo

1. Alle sedute del Consiglio Direttivo partecipa, con voto consultivo, anche il Coordinatore delle attività didattiche.
2. I Coordinatori di disciplina, che non siano membri del Consiglio direttivo, possono intervenire, su invito del Direttore della Scuola, alle sedute del Consiglio direttivo, senza diritto di voto.
3. Alle sedute del Consiglio direttivo, per i punti all’ordine del giorno che il Consiglio stesso non ritenga riservati, possono essere ammessi anche i rappresentanti degli iscritti in numero di non più di due per ciascun anno di corso.

Art. 7
Modalità di svolgimento della attività didattiche

1. Le discipline previste nell’ordinamento didattico sono articolare, su base annua, secondo il seguente carico orario complessivo:

Approfondimenti teorici e giurisprudenziali e attività pratiche in materia di

diritto amministrativo 70 ore
diritto civile 70 ore
diritto commerciale 40 ore
diritto del lavoro e della previdenza sociale 40 ore
diritto dell’arbitrato interno ed internazionale 10 ore
diritto dell’Unione Europea e contenzioso comunitario 15 ore
diritto internazionale 15 ore
diritto penale 70 ore
diritto processuale amministrativo 40 ore
diritto processuale civile 50 ore
diritto processuale penale 50 ore
elementi di contabilità pubblica e aziendale 15 ore
informatica giuridica 15 ore

Area B - II Anno (indirizzo giudiziario forense)
Approfondimenti teorici e giurisprudenziali e attività pratiche in materia di

diritto civile 70 ore
diritto commerciale 40 ore
diritto tributario 40 ore
diritto amministrativo 70 ore
diritto ecclesiastico 30 ore
diritto penale 70 ore
diritto processuale amministrativo 20 ore
diritto processuale civile 50 ore
diritto processuale penale 50 ore
giustizia costituzionale 30 ore
ordinamento giudiziario e deontologia giudiziaria 10 ore
deontologia giudiziaria e forense 10 ore
tecnica della comunicazione e dell’argomentazione 10 ore

Area C II Anno(indirizzo notarile)
Approfondimenti teorici e giurisprudenziali e attività pratiche in materia di:

diritto civile 70 ore
diritto commerciale 70 ore
diritto tributario 40 ore
contratti speciali 30 ore
diritti delle persone 30 ore
diritti reali 40 ore
diritto di famiglia 40 ore
legislazione urbanistica 40 ore
legislazione notarile e deontologia professionale 10 ore
pubblicità 20 ore
società di capitali 40 ore
successioni 40 ore
volontaria giurisdizione 30 ore

2. Non meno della metà delle ore di ciascuna disciplina è dedicata allo svolgimento di attività pratiche. Nell'ambito delle ore dedicate ad attività pratiche, il periodo di tirocinio, qualora richiesto entro le scadenze previste per l’iscrizione agli anni di corso, non può essere complessivamente superiore alle 50 ore.
3. Il Consiglio della Facoltà di Giurisprudenza, su proposta del Consiglio direttivo della Scuola, può deliberare l'attivazione di nuove discipline nonché distribuire diversamente il carico delle ore in modo da adeguare l'ordinamento degli studi alle esigenze didattiche.
4. All'inizio di ciascun anno accademico il Consiglio direttivo approva un dettagliato calendario delle attività didattiche recante l'indicazione delle discipline insegnate, delle ore assegnate a ciascuna disciplina o modulo, dei nominativi dei docenti, dei programmi e delle modalità didattiche.
5. I Docenti della Scuola sono tenuti a compilare il registro di classe, nel quale vanno annotate lo svolgimento delle attività e sintetiche valutazioni sugli elaborati degli studenti.
6. I medesimi Docenti curano il rispetto delle regole sulle attestazioni di frequenza.

Art. 8
Verifiche intermedie

1. Il passaggio dal primo al secondo anno di corso e l’ammissione all’esame di diploma sono subordinati al giudizio favorevole del Consiglio direttivo sulla base della valutazione complessiva dell’esito delle verifiche intermedie relative alle diverse attività didattiche e della frequenza alla scuola come disciplinato dall’art 7 comma 4 del Decreto Ministeriale 21/12/1999 n. 537.
2. Le verifiche intermedie possono consistere anche nella discussione di casi pratici comunque concernenti le tematiche che siano state trattate durante il corso. All’inizio di ogni anno accademico il Consiglio Direttivo stabilisce le modalità per l’effettuazione delle verifiche intermedie relative ai singoli insegnamenti disciplinari, orali e/o scritte. La commissione, che è composta dal Direttore della Scuola o da un suo delegato e i dai docenti delle materie relative all’anno di corso, formula un giudizio complessivo espresso in settantesimi.
3. Sulla base dell’esito complessivo delle verifiche intermedie, il Consiglio Direttivo formula giudizio favorevole o contrario al passaggio dal primo al secondo anno di corso e all’ammissione all’esame di diploma.
4. L'allievo che non ottenga la sufficienza nel colloquio può chiedere di sostenerne un secondo, che ha luogo prima dell'inizio del successivo corso di insegnamento. Il nuovo colloquio avviene con le stesse modalità del precedente.
5. L'allievo che sia stato ammesso al secondo anno del corso deve optare per l'indirizzo giudiziario - forense o per l'indirizzo notarile.

Art. 9
Esame finale

1. L'esame finale di diploma consiste nella discussione di una dissertazione scritta su argomenti interdisciplinari, nella quale l'allievo deve dare prova di esauriente conoscenza degli istituti giuridici e di adeguate capacità nell'argomentazione giuridica e nel collegamento tra i profili delle diverse discipline.
2. Il tema oggetto della dissertazione è assegnato da un docente della Scuola e comunicato al Direttore. Dopo il deposito dell'elaborato il Direttore nomina una commissione di lettura composta da tre docenti, di cui almeno uno universitario e uno non universitario, con il compito di redigere una relazione scritta valutativa sulla dissertazione.
3. La commissione dell'esame di diploma nominata dal Consiglio direttivo e formata da sette componenti, dei quali quattro docenti, un avvocato, un magistrato ed un notaio esprime il proprio giudizio in settantesimi, previa valutazione collegiale della dissertazione, sulla base della relazione della commissione di lettura nonché del curriculum personale degli studi compiuti nel biennio di specializzazione. Fra i componenti della commissione dell'esame di diploma deve essere nominato almeno uno dei docenti che hanno fatto parte della commissione incaricata di leggere e valutare la dissertazione.
4. Il diploma di specializzazione è conferito dopo il superamento della prova finale che si svolge, di regola, entro il 15 luglio dell’anno di corso.
5. In caso di esito negativo dell’esame, lo studente è ammesso a ripeterlo e la nuova prova si svolgerà, previa selezione di argomenti diversi, con i tempi e nei modi di cui ai precedenti commi, ma comunque non oltre il 30 ottobre del medesimo anno.
6. Lo studente che non ha superato l’esame finale può ripetere l’anno di corso per una sola volta.
 

Art. 10
Disciplina di rinvio

1. Per tutto quanto non previsto dal presente Regolamento valgono le norme di legge, regolamentari e statutarie e, in particolare, l'art.17, commi 113 e 114, Legge 15 maggio 1997, n.127, l'art.16 Decreto Legislativo 18 novembre 1997, n.398 e il Decreto 21 dicembre 1999, n.537 del Ministro dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica.
2. Il presente Regolamento sarà tempestivamente adeguato in modo da renderlo conforme a sopravvenute disposizioni legislative o regolamentari.